venerdì 14 ottobre 2011

Lo specialist



E' sempre bello vedere la perversione con la quale alcune persone cercano di inserire termini inglesi o presunti tali nei discorsi di tutti i giorni. E'... perverso, è esagerato, è... fuori luogo, proprio. Fuori luogo: nel tentativo di rendere più ricercato il proprio parlato, si creano dei miscugli linguistici degni del miglior Totò ("noio vulevam... vulevòn savuà"), degli obbrobri e degli effetti da pugno nell'occhio. Un qualcosa, una parola che in quella frase non ci sta a dire niente, che non ti aspetti e ZAC! Da un momento all'altro ti viene infilata lì, in mezzo, come un fulmine a ciel sereno.

In ufficio, ad esempio, è quasi all'ordine del giorno il "scendo a predere i coffee!" o_O

Scendi a prendere "i coffee"? Scendi a prendere che?! Ma scendi ben a prendere un caffè, che i coffee americani son lunghi e slavati da far schifo!

Il venerdì invece bisogna stare attenti ai saluti. "Ciao a tutti! Buon week!".

Buon "week"??? Magari durasse 'na week... e invece dura a malapena due giorni, sabato e domenica!

Con i clienti, poi, si sfoderano le perle migliori, nel tentativo di sembrare "sofisticati", "professionali", "ricercati"... con il risultato di farci delle crepe incredibili e farsi ridere dietro, a meno che il cliente non sia "acculturato" come te.

Qualche giorno fa, per esempio, sono stato indicato da un collega come "lo specialist".

Ora, già avevo dei dubbi che nei paesi anglofoni venisse effettivamente utilizzato questo termine, dubbio che poi una ricerca su Google ha fugato mostrandomi 586 milioni di risultati... che mi possono bastare. Però, se stai parlando in italiano, e hai la fortuna che la nostra lingua può annoverare (come sono "ricercato" eh!) tra i propri termini le parole "responsabile" o "esperto", belle, semplici, dirette... perchè devo diventare uno "specialist", che il tuo cliente agricoltore veneto non sa cosa sia, e al massimo può scambiare per un termine barese?! "Eh, occhio malocchio prezzemolo e finocchio, è venuto lo specialist' accident' a te..." (con voce tipicamente Banfica).

Non so. Io amo l'inglese, ma amo anche l'italiano, e il congiuntivo... argomento sul quale non mi soffermerò perchè non basterebbe un blog, figuriamoci un post intero, per affrontarlo. Però che all'estero gli italiani siano etichettati come "quelli che non sanno l'inglese", e in Italia si tenti di infilare l'inglese in ogni dove... beh, mi sembra veramente... unbelievable.

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