mercoledì 14 dicembre 2011

Natale e quale

 
E così è passato anche questo Natale.
Eh si, cosa pensavate, che potessi differenziarmi ed evitare di fare il solito post natalizio?
Assolutamente no, però, se non altro, l'ho fatto... post-natalizio.

Questo Natale sono arrivato a livelli di stress mai raggiunti prima: per una settimana, tornare a casa alle 18 dal lavoro e catapultarsi direttamente fuori alla ricerca di regali è un qualcosa di un'assurdità inarrivabile.

Ho visto i vari aspetti del natale (quello con la "n" minuscola):
  • i mercatini di natale di Merano e Bolzano (i posti con il rapporto più elevato di cagate per metro quadro, forse secondi soltanto all'area circostante un campo scout),
  • l'assalto ai negozi alla ricerca di regali dovuti,
  • le abbuffate (ho raggiunto il record di 4 cene e 2 pranzi natalizi nella settimana di natale),
  • le frasi e gli auguri di circostanza, ecc.

Purtroppo il livello di perversione che ha raggiunto questa festività è riuscito pian piano pure a sminuire, quasi fino a farli diventare nauseanti, anche i momenti in famiglia, che dovrebbero essere invece il vero luogo del Natale.
Ci si ritrova tra parenti, agli estremi di tavolate chilometriche, a scambiarsi sguardi stanchi, compassionevoli, frustrati - quando poi ce li si riesce a scambiare, considerando la frenesia di quei momenti, tra portate da servire, tavole da sparecchiare, cibi da sfornare. Così, anche i momenti trascorsi con le persone alle quali si vuole bene sono diventati... pesanti.

Quest'anno volevo cercare di riavvicinarmi al Natale (stavolta con la N maiuscola), di sentirlo di più nel suo vero significato cristiano, piuttosto che per tutto ciò che si trascina dietro.

Per farlo, ho deciso di partecipare alla Novena con mia madre, e in questo credo di aver trovato il primo barlume di vero Natale: il Natale della fatica di svegliarsi alle 5.45 di mattina nonostante la sera precedente non fossi andato a letto presto ma avessi continuato con i miei impegni (partite di campionato, uscite con gli amici, ecc); il Natale del piacere di trovarsi nel caldo delle mura della chiesa dopo il tragitto fatto da casa in bicicletta (e se dico "il caldo della chiesa", vuol dire che fuori c'era veramente freddo); il Natale della riscoperta del trascorrere alcuni momenti con mia madre; il Natale del ritagliarsi un momento per fermarsi e riflettere, invece che doverlo togliere alle persone cui teniamo per cercare regali inutili per le persone cui teniamo.

Mi è piaciuto, ecco.

Premetto, la Novena (almeno quella nella versione della parrocchia di San Biagio, di altre non ho esperienza) in alcuni momenti raggiunge livelli di pacchianità incredibili, con le sue parole italianizzate dal latino come "umanato", "sacramentato" ed i canti - quelli veramente in latino - cantati dalla gente a memoria in un latino freestyle, frutto di reminescenze di gioventù.

Però, nonostante questo, mi ha dato la possibilità, a mio parere, di riavvicinarmi al Natale. Ne sentivo il bisogno, e l'ho fatto. Beato chi riesce a non porsi questi problemi o a trovare il suo Natale tra le corsie di un supermercato o gli scaffali di un negozio, di questi è il regno dei... Celti.

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